Il mistero del credito IVA: perché serve una garanzia per riavere i propri soldi?
Immagina di avere un salvadanaio gigante dove versi dei soldi ogni volta che compri qualcosa per il tuo lavoro.
A fine anno, scopri che nel salvadanaio ci sono più soldi del previsto: sono tuoi e li rivuoi indietro! Lo Stato italiano è d’accordo, ma per cifre importanti vuole una sicurezza in più, chiamata Fideiussione Assicurativa.
Sembra una parola difficile, vero? Eppure è la chiave che apre la porta del rimborso. In questo articolo ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sulla normativa attuale, senza paroloni complicati e andando dritti al punto.
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Cos’è il credito IVA e perché serve una garanzia fideiussoria?
Per capire bene, usiamo un esempio. Immagina di prestare un videogioco rarissimo a un amico. Vuoi essere sicuro che te lo restituisca, giusto? Magari chiedi a suo fratello maggiore di prometterti che, se il tuo amico dovesse perderlo, sarà lui a ripagartelo.
Nel mondo dei grandi, quando un’azienda spende più IVA (una tassa) di quella che incassa, accumula un credito IVA. L’azienda può chiedere allo Stato (in particolare all’Amministrazione Finanziaria o all’Agenzia delle Entrate) di farsi ridare questi soldi.
Lo Stato, però, prima di ridare indietro grandi somme, vuole essere sicuro che non ci siano errori o furbetti. Ecco che entra in gioco la garanzia fideiussoria (o fideiussione): è una promessa fatta da un “fratello maggiore” forte e affidabile, che chiamiamo garante (di solito un’assicurazione o una banca). Questa garanzia assicura allo Stato che, se in futuro scoprisse che quel rimborso non era dovuto (cioè era una richiesta “illegittima”), il garante restituirà tutti i soldi, comprese le spese e gli interessi.
Le regole di oggi: quando la fideiussione NON è necessaria?
Fino a qualche anno fa la burocrazia era più complicata, ma oggi la normativa (in particolare il decreto legge 193/2016) ha introdotto delle ottime semplificazioni per aiutare le aziende.
Ecco come funziona oggi:
- Sotto i 30.000 euro: Se chiedi un rimborso più piccolo di questa cifra, la fideiussione non serve! È come se lo Stato si fidasse sulla parola per le piccole somme.
- Sopra i 30.000 euro (per i più bravi): Se l’azienda ha bisogno di cifre più grandi, può comunque evitare la fideiussione se si dimostra “virtuosa”. Deve presentare un visto di conformità (una specie di timbro messo da un professionista che dice “ho controllato i conti, è tutto in regola!”) e una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (un documento ufficiale in cui l’azienda promette di avere i requisiti di ricchezza necessari).
I soggetti a rischio: i casi in cui la garanzia è obbligatoria
Lo Stato, per evitare frodi, fa molta attenzione ai cosiddetti soggetti a rischio. In questi casi, se il rimborso supera i 30.000 euro e l’azienda non vuole rimandarlo o compensarlo con altre tasse, la fideiussione è sempre obbligatoria.
Ecco l’elenco di chi deve farla:
- Le aziende nate da poco: Chi fa impresa da meno di due anni (a meno che non sia una “start-up innovativa”).
- Chi dimentica i documenti: Chi non presenta il visto di conformità o la dichiarazione sostitutiva di cui parlavamo prima.
- Chi chiude l’attività: Chi chiede il rimborso proprio nel momento in cui sta chiudendo definitivamente la propria azienda.
- Le aziende “sotto osservazione”: I contribuenti che, nei due anni precedenti, hanno ricevuto un avviso di accertamento (un richiamo ufficiale dell’Agenzia delle Entrate che ha scoperto grandi differenze tra i soldi guadagnati e quelli dichiarati).
(Nota sulle fonti: I documenti caricati specificano che il rimborso minimo richiedibile, a prescindere dalla fideiussione, è di 2.582,28 euro. Sotto questa cifra, la richiesta non si può proprio fare).
Come funziona? Premio, Durata e… Escussione!
Se l’azienda deve fare questa assicurazione, ci sono tre concetti importanti da conoscere:
Quanto costa?
L’importo garantito (il massimale) copre i soldi chiesti indietro più gli interessi di tre anni. Ma l’azienda non paga tutta questa cifra! Paga solo un piccolo costo per il servizio, chiamato premio. Il premio viene calcolato in base alla ricchezza dell’azienda, al settore in cui lavora e a quanto tempo durerà la garanzia.
Quanto dura?
Di solito, la garanzia dura per un periodo standard di tre anni dal momento in cui l’azienda riceve i soldi. In alcuni casi, legati ai tempi di controllo dello Stato, può allungarsi fino a circa 5 anni.
Cos’è l’Escussione?
Se dopo aver dato i soldi, l’Agenzia delle Entrate fa un controllo e scopre che l’azienda non ne aveva diritto, scatta l’escussione. È una parola difficile che significa “richiesta di pagamento forzato”: l’assicurazione (il garante) ha 60 giorni di tempo per ridare tutti i soldi allo Stato al posto dell’azienda.
Quali documenti servono per ottenerla?
Per convincere l’assicurazione a fare da garante, l’azienda deve aprire i propri cassetti e mostrare una serie di documenti importanti. Ecco un elenco pratico per non farsi trovare impreparati:
- Documenti d’identità: Carta d’identità del proprietario o di tutti i soci e del rappresentante legale.
- I “pagelle” dell’azienda: L’ultimo Modello Unico (la dichiarazione dei redditi), il bilancio aziendale e la dichiarazione IVA.
- Certificati di nascita aziendali: Copia dell’atto costitutivo della società e un certificato della Camera di Commercio aggiornato.
- Le prove: Almeno tre fatture di acquisto grandi o altri documenti che dimostrino da dove arriva tutto questo credito.
- Le richieste ufficiali: La lettera dell’Agenzia delle Entrate e la copia della richiesta di rimborso.
La fideiussione per il rimborso IVA può sembrare un labirinto di scartoffie, ma in realtà è uno strumento prezioso. Permette alle aziende di riavere velocemente i propri soldi (il proprio “salvadanaio”) per poterli usare, investire e crescere. Allo stesso tempo, fa dormire sonni tranquilli allo Stato, che sa di essere protetto da ogni rischio di errore o truffa. Un perfetto lavoro di squadra dove la fiducia, garantita da un “fratello maggiore”, fa girare l’economia!
Tempi e Costi
La domanda all’Agenzia delle Entrate va formulata entro un preciso lasso di tempo. Ovvero dal primo febbraio successivo al periodo oggetto della fideiussione, fino al 30 settembre, ultima data utile per la presentazione della dichiarazione dei redditi.
La fideiussione ha una durata di anni 3, ovvero il tempo massimo che l’Agenzia delle Entrate stabilisce per effettuare il controllo contabile alla società che richiede il rimborso. Se hai bisogno di più tempo, dovrai stipulare una nuova fideiussione, in quanto non sono previste proroghe
Per quanto riguarda il costo di una fideiussione per rimborso IVA, generalmente il costo è pari al 1%.
F.A.Q.
Ecco le 3 domande più comuni dei nostri clienti:
- Procedura semplificata: È utilizzata per importi fino a un massimo di 700.000 euro (comprese le compensazioni), e in questo caso la parte di eccedenza dell’imposta viene richiesta all’Agente della riscossioni
- Procedura ordinaria: Se il rimborso supera i 700.000 euro, l’importo fino a quella soglia può essere chiesto all’Agente della riscossione, mentre la restante parte eccedente (al netto di quanto già rimborsato dall’Agente) deve essere richiesta direttamente all’Ufficio dell’Agenzia delle Entra.
Cos’è il visto di conformità?
È uno strumento di controllo introdotto nel 1997 (con il DLgs n. 241) per verificare che le norme tributarie vengano applicate correttamente. La particolarità è che lo Stato affida questo controllo a professionisti esterni all’Amministrazione Finanziaria.
In pratica, il professionista autorizzato che rilascia il visto si assume tre compiti precisi:
- Predispone la dichiarazione fiscale dell’azienda.
- Fa i controlli necessari e li attesta mettendo la propria firma (sottoscrizione).
- Trasmette la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate.
Chi può rilasciarlo? Non tutti possono mettere questo “timbro”. I professionisti devono avere un alto profilo di onorabilità e moralità (ad esempio, non avere condanne per reati finanziari o tributari). Tra i soggetti autorizzati ci sono:
- I responsabili dell’assistenza fiscale (RAF) dei CAF (Centri di Assistenza Fiscale).
- I dottori commercialisti e gli esperti contabili.
- I consulenti del lavoro.
- Alcuni periti ed esperti iscritti alle Camere di Commercio con specifici titoli di studio.
Inoltre, questi professionisti devono avere una partita IVA, essere abilitati ai servizi telematici (Entratel), avere una polizza assicurativa dedicata e iscriversi in un apposito elenco informatico dell’Agenzia delle Entrate inviando una comunicazione preventiva.
A cosa serve e quali vantaggi porta? Oltre a semplificare le procedure per chiedere il rimborso IVA (che, come abbiamo visto, permette di evitare la fideiussione per importi superiori a 30.000 euro), il visto ha diverse utilità:
- Garantisce al contribuente di aver fatto le cose in regola.
- Aiuta l’Amministrazione Finanziaria a decidere chi controllare, agevolando il suo lavoro.
- È uno scudo contro le frodi, in particolare contrasta l’uso di crediti d’imposta inesistenti e le cessioni indebite di bonus edilizi (come ecobonus, sismabonus, colonnine di ricarica, ecc.).
Cosa succede se il visto non è valido? L’Agenzia delle Entrate fa dei controlli telematici rigorosi. Se il professionista che ha messo la firma non è regolarmente iscritto all’elenco, o se chi mette il visto è una persona diversa da chi ha trasmesso la dichiarazione, il visto viene considerato “non validamente rilasciato”. In questo caso, la dichiarazione viene considerata “non vistata”: l’Agenzia delle Entrate chiederà indietro i crediti usati (con interessi e sanzioni) e, nel caso specifico del rimborso IVA, obbligherà l’azienda a presentare la polizza fideiussoria.
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