Udienza al TAR Lazio: il futuro delle società non UE che operano in Italia
Un recente dibattito giudiziario presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha posto al centro dell’attenzione le nuove regole fiscali che riguardano le aziende con sede legale al di fuori dell’Unione Europea. La discussione, che ha avuto luogo il 28 gennaio 2026, si è concentrata sulle conseguenze dell’applicazione del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 4 dicembre 2024.
Il contesto normativo
Le società estere che desiderano operare nel mercato italiano devono affrontare un percorso obbligatorio: nominare un rappresentante fiscale nel territorio nazionale e iscriversi al sistema VIES, fondamentale per le transazioni intracomunitarie. Tuttavia, con le recenti modifiche legislative, a queste aziende viene ora richiesta una garanzia finanziaria significativa – generalmente una fideiussione di 50.000 euro con validità triennale – per potersi registrare al sistema.
La controversia giudiziaria
Un gruppo di aziende asiatiche, principalmente cinesi, ha presentato ricorso contro queste nuove disposizioni, sostenendo che le misure siano eccessivamente gravose. Il percorso giudiziario ha visto prima un intervento negativo del TAR, seguito da un parere del Consiglio di Stato che ha riconosciuto la complessità della questione, portando infine all’udienza del 28 gennaio.
Il nodo procedurale
Prima di entrare nel merito della questione, il tribunale ha dovuto affrontare un problema di carattere procedurale: la tempestività del ricorso. La normativa prevede normalmente 60 giorni per presentare un’impugnazione, ma esiste un’eccezione che estende questo termine a 150 giorni per i soggetti con sede all’estero.
La difesa dello Stato ha sostenuto che le società con rappresentante fiscale in Italia debbano considerarsi equivalenti a soggetti italiani ai fini dei termini processuali. Di conseguenza, secondo questa interpretazione, il termine breve di 60 giorni sarebbe quello applicabile.
Le aziende ricorrenti hanno opposto che, nonostante la presenza del rappresentante fiscale, le decisioni aziendali e i necessari documenti notarili provengono dalla sede estera, rendendo inevitabilmente più lunghe le procedure. Per questo motivo, secondo la loro interpretazione, dovrebbe applicarsi il termine esteso di 150 giorni.
La questione di merito
Se il ricorso sarà dichiarato ammissibile, si aprirà il dibattito sul contenuto sostanziale delle nuove regole. Le aziende sostengono che le misure siano sproporzionate, soprattutto per quelle realtà che operano attraverso piattaforme di e-commerce già soggette a rigidi controlli sull’IVA.
Secondo questa prospettiva, applicare le stesse restrizioni a operatori con modelli di business a basso rischio fiscale rappresenterebbe una violazione del principio di proporzionalità, elemento fondamentale nel diritto amministrativo italiano ed europeo.
La situazione attuale
È importante sottolineare che, in attesa della decisione del tribunale, le nuove regole rimangono pienamente operative. Le società non comunitarie che intendono operare in Italia devono quindi continuare a rispettare i requisiti previsti, compresa la presentazione della garanzia finanziaria.
Per le società non comunitarie che devono già oggi adeguarsi a questi obblighi, è possibile approfondire i requisiti e le modalità di presentazione della garanzia finanziaria richiesta per l’iscrizione al VIES sul sito specializzato.
I prossimi sviluppi
La decisione del TAR Lazio è attesa entro i prossimi mesi, probabilmente nella prima metà del 2026. La sentenza dovrà affrontare questioni cruciali per il futuro delle relazioni commerciali internazionali:
- La definizione dello status procedurale delle società estere con rappresentanza in Italia
- L’interpretazione delle norme sui termini di impugnazione
- La valutazione della proporzionalità delle misure restrittive per l’accesso al VIES
Considerazioni finali
Questo caso rappresenta un momento significativo nel dialogo tra esigenze di controllo fiscale e apertura ai mercati internazionali. L’esito del procedimento giudiziario avrà implicazioni importanti per migliaia di imprese che operano oltre i confini dell’Unione Europea, definendo i parametri per la loro partecipazione al mercato italiano.
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