Utilizza al meglio l’emotionraising per la tua attività

 Quanto sono importanti le emozioni in una strategia di marketing aziendale? Te lo dico subito, sono molto importanti. Fino a non molto tempo fa si è sempre pensato al consumatore come un freddo calcolatore. Ovvero fruitore di un prodotto solo per mera utilità.

Molte aziende dimenticano che il consumatore è prima di tutto una persona: i suoi comportamenti nell’acquisto di un bene di consumo sono dettati anche dalle emozioni. Le neuroscienze applicate al mondo del marketing stanno esplorando questo settore e stanno offrendo un vastissimo contributo alle aziende.

Fonte Pixabay

La Apple, ad esempio, ha compreso la potenzialità di raccontare i sentimenti. Gli spot costruiti intorno ai suoi prodotti puntano prima a emozionare e poi a vendere. Come vedi l’argomento è vasto. Proviamo a spingerci oltre: come si comunicano le emozioni per le attività del terzo settore? In questo caso sta facendo scuola il fundraising e l’applicazione dell’emotionraising.

Abbiamo già parlato del fenomeno fundrasing, ricordi? In altre parole, organizzazioni senza scopo di lucro raccolgono fondi per una giusta causa sociale. Si tratta di organizzazioni strutturate che fanno affidamento su un ampio numero di fundraiser.

Volontari che si occupano di individuare i potenziali donatori attraverso diversi canali: dal rapporto face to face alla comunicazione web e social. E’ proprio in questo tipo di attività che si inserisce l’emotionraising: dietro la volontà di donare c’è sempre un’emozione che guida il comportamento del potenziale donatore. L’emotionraising applicato al mondo del foundraising può quindi rappresentare una risorsa preziosa per funzionare meglio la tua attività.

Una raccolta fondi di successo riesce a stimolare le emozioni inconsce del pubblico di riferimento. Allo stesso tempo, l’emotionraising è l’asso nella manica di ogni buon foundraiser nel momento in cui incontra il potenziale donatore. Chi è incaricato di trovare i potenziali donatori deve saper emozionare. Deve lasciare un segno.

Le emozioni devono aiutare il donatore a capire meglio cosa fa l’organizzazione no profit. Vengono usate per creare un legame che spingerà il donatore a donare anche per lungo tempo. Per un’attività no profit utilizzare al meglio l’emotionaraising significa conoscere meglio i meccanismi che si trovano dietro a una scelta, comportamento, reazione fisica e chimica dell’interlocutore.

Bisogna capire come agiscono le sei emozioni chiave alla base dell’emotionraising. Ovvero: felicità, sorpresa, rabbia, disgusto, tristezza e paura. Devi saper far leva su queste emozioni quando racconti una buona causa a un potenziale donatore. Stimolando i suoi sentimenti avrai la sua attenzione, il suo tempo.

Con un uso efficiente dell’emotionraising puoi aumentare le possibilità che la raccolta fondi vada a buon fine. I donatori non sono semplici bancomat ma persone. In quanto tali rispondono agli stimoli se posti in una relazione significativa. Pare ci siano veri e propri “ormoni delle donazioni”: ossitocina e cortisolo.

Se stimolati dai giusti sentimenti rendono il donatore più predisposto. Fare emotionrasing per la tua organizzazione può aiutarti a intercettare potenziali donatori, può aiutarti a conquistare la loro fiducia. E tu cosa ne pensi? Credi sia importante per un’attività un uso efficace dell’emotionraising? Racconta la tua esperienza nei commenti.

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